Qualche anno fa ho inviato un abstract per partecipare come relatore ad una conferenza internazionale. L’argomento che mi proponevo di trattare nel paper per la conferenza era la Mission-Oriented Scorecard.

Mentre stavo redigendo l’abstract, riflettendo sulla relazione tra le organizzazione del settore pubblico ed i cittadini, mi sono domandato: “se le organizzazioni orientate al profitto mirano a creare valore economico, quale valore possono creare le organizzazioni ispirate dalla mission?” La risposta fu una vera folgorazione: “valore pubblico”! Ma certo. Subito mi innamorai di quell’ idea così “valoriale”. Quindi, tutto orgoglioso per la pensata, inserii nell’abstract questa frase:

“Nel settore pubblico gli “outcomes” dovrebbero rappresentare i risultati che le organizzazioni intendono conseguire per creare valore pubblico”.

Il reviewer dell’abstract (la persona che valuta se il contributo che hai inviato può essere presentato alla conferenza), inviandomi una serie di correzioni da apportare prima di approvare in via definitiva il lavoro svolto, commentò nello specifico questa frase dicendomi che la considerazione fatta era appropriata, ma che, parlando di valore pubblico,  avrei dovuto correttamente citare la fonte, cioè Mark H. Moore.

Mark H. Moore, chi è costui? Contentissimo per l’approvazione, ma profondamente ferito nell’orgoglio per essermi ingenuamente illuso di aver elaborato un nuovo concetto quando avevo solo scoperto l’acqua calda, mi lanciai in una ricerca di “Public Value” su Google e scoprii un mondo  che prima non conoscevo. Subito acquistai il libro di Moore “Creating Public Value” e, nel tempo, cercai di approfondire ulteriormente l’argomento.

Ma che cosa è il valore pubblico? E come si può creare?

Tanti autori hanno scritto sull’argomento, ma quelli che hanno tentato di fornire una definizione assoluta di valore pubblico non sono riusciti a convincermi. Rimango concorde con quegli autori che affermano che non è possibile dare una definizione di valore pubblico univoca e priva di ambiguità in quanto il valore pubblico non può essere uno standard assoluto.

Per fare un esempio nell’ambito delle ideologie, un liberista convinto e un marxista convinto avranno due concezioni estremamente diverse di quello che può essere definito come valore pubblico.

Se non esiste una definizione univoca ed assoluta, come possiamo riconoscerlo? Come possiamo capire quando è stato creato? Come possiamo valutarlo? E, soprattutto, perché usarlo concettualmente?

Partiamo da quest’ultima domanda. Io credo che sia non solo corretto, ma anche utile ed opportuno, usare un concetto come quello di valore pubblico e diffonderlo il più possibile. Penso, e ne sono più che convinto, che la missione ultima di tutte le amministrazioni pubbliche debba essere quella di creare valore pubblico per la cittadinanza servita, nei propri ambiti di competenza ed in coordinamento e/o in rete con altre istituzioni.

Valore pubblico è un concetto astratto che dovrebbe ispirare, in concreto, la finalità per la quale una amministrazione pubblica esiste ed agisce: cioè per produrre risultati finalizzati al bene della cittadinanza servita.

Come possiamo tradurre tutto ciò in pratica e dare una prima risposta alle altre domande che avevamo posto?

Senza estendere il discorso al processo complessivo di pianificazione/programmazione/rendicontazione, e focalizzandoci solo sugli effetti sulla cittadinanza dell’agire dell’amministrazione pubblica, propongo qui una serie di passaggi:

1)      Innanzitutto, dichiarare cosa intendiamo per valore pubblico. Ogni amministrazione dovrebbe tradurre il concetto di valore pubblico in una serie di intenti che intende perseguire per crearlo. Si tratta di relativizzare il concetto esprimendone il significato attraverso le finalità che si vogliono perseguire. Questo è un primo punto fermo che permette alla cittadinanza, una volta reso pubblico, di valutare in quali direzioni intende muoversi l’amministrazione pubblica

2)      Poiché di belle dichiarazioni, il più delle volte disattese, è pieno il mondo, il secondo passo è quello di tradurre questi intenti in una serie di risultati attesi e di iniziative a supporto del loro perseguimento. Si tratta di definire più nel dettaglio le aspettative e come si intende agire per perseguirle. In pratica, per quanto riguarda i risultati attesi, si tratta di definire a livello qualitativo gli “outcome” che si intendono conseguire

3)      Il terzo passaggio, fondamentale ai fini della misurazione è quello di identificare gli indicatori da usare per misurare i progressi ottenuti nel perseguimento degli outcome e quantificare gli outcome, cioè attribuire dei valori attesi (target) lungo le dimensioni misurate dagli indicatori che se raggiunti ci permettano di affermare che l’outcome è stato raggiunto.

Questi tre passaggi ci consentono di dare una identità al valore pubblico, collegandolo agli outcome che si vogliono perseguire, di definire le modalità con cui misurare se è stato effettivamente generato, di creare un riferimento reale, e non solo ideale, per tutte le attività svolte dall’amministrazione, di rendere l’amministrazione trasparente ed “accoutable”, attraverso una reale rendicontazione delle azioni svolte e dei risultati ottenuti.