Di seguito una sintesi della proposta aggiornata al 3 aprile. Il documento completo di 13 pagine in formato PDF è scaricabile qui: L’economia della quarantena

Mario Draghi, in un recente articolo scritto per il financial times, ha invocato la necessità di uno schema comprensivo europeo per fronteggiare le conseguenze economiche e sociali dell’impatto del Covid-19. L’ex Presidente della Banca Centrale Europea, dopo aver evidenziato il trade-off fra la salute (“loss of live”) e la sopravvivenza economica (“loss of livelihood”) ha indicato le priorità degli interventi per gli individui e le attività economiche di ogni tipo. In primo luogo, Draghi ha invocato misure di protezione sociale universali (“provide basic income for those who lose their jobs”). In secondo luogo, l’ex Presidente della Banca Centrale Europea ha definito essenziale la copertura delle spese operative di ogni attività economica per preservare il funzionamento del sistema economico (“It is essential for all businesses to cover their operating expenses”). Tali spese potrebbero essere coperte attraverso la concessione di prestiti a tasso zero garantiti dai governi. Secondo Draghi i livelli del debito pubblico dovranno aumentare. L’alternativa, una distruzione permanente della capacità produttiva e della base fiscale, sarebbe più dannosa per l’economia e di conseguenza per la finanza pubblica. Se i principi per salvaguardare il sistema economico appaiono chiari, è necessario, in tempi stretti, individuare le soluzioni operative di uno schema europeo comprensivo che miri a garantire la copertura delle spese operative delle imprese e i posti di lavoro e i risparmi delle famiglie. Per farlo, è necessario affrontare almeno quattro domande: i) come definire le modalità operative di “ingresso” ed “uscita” nel programma per attività economiche e individui?; ii) per le attività economiche, in che modo garantire la copertura delle spese operative delle diverse voci di bilancio?; iii) per gli individui, che tipo di misura di protezione sociale prevedere?; iv) come distribuire i costi associati al programma fra lo Stato, le imprese e gli individui? Per rispondere a queste domande può essere utile provare a sviluppare un framework teorico per il funzionamento del sistema economico durante periodi di quarantena che rispetti due requisiti (cfr appendice). Da un lato, il modello dovrebbe prevedere l’interruzione (congelamento) e la ripresa (scongelamento) delle attività economiche. Dall’altro dovrebbe riuscire a regolare le interazioni fra soggetti appartenenti ad aree economiche colpite dalla pandemia e altri soggetti economici che invece vivono e operano in aree esenti da norme di distanziamento sociale. A partire dal framework, è stato possibile sviluppare una proposta per l’Italia che non lasci indietro nessuna impresa e nessuna persona. Una proposta per l’Italia La proposta si basa su due principi. In primo luogo, per preservare il funzionamento delle attività economiche è necessario garantire la copertura delle uscite di cassa delle imprese e i risparmi e i posti di lavoro delle famiglie, anche accettando una contrazione dei ricavi e dei redditi nel breve periodo. Qualsiasi misura che si concentrasse sulle mancate entrate piuttosto che sulla copertura dei costi non sarebbe sostenibile sotto il profilo finanziario. In secondo luogo, la nessictà di misure che tutelino ogni attività economica (imprese, lavoratori autonomi, imprese sociali ed enti del terzo settore, gig-workers) e ogni individuo (lavoratori di ogni forma contrattuale, inoccupati, pensionati, minori). Qualsiasi misura non universale, creando vincitori e sconfitti, rischierebbe di minare le probabilità di un isolamento collettivo e innescare forme di conflitto sociale. In questo modo ogni attività economica o individuo potrà uscire sostanzialmente intatto da un periodo con misure di distanza sociale e la vita delle persone potrebbe ripartire ai ritmi precedenti alla diffusione del virus.
Il programma di emergenza che proponiamo si fonda su due interventi: un’assicurazione sociale per le attività economiche e una misura di protezione sociale per le persone.

Copertura delle spese operative delle attività economiche

L’assicurazione sociale dovrebbe garantire la copertura dei costi operativi e dei redditi delle attività economiche. L’assicurazione sociale, in cui le attività in difficoltà potrebbero entrare volontariamente nel caso in cui dovessero fermare la propria attività, raggrupperebbe in un’unica cornice tre tipologie di interventi economici e l’introduzione di un regime giuridico ad hoc. In primo luogo, sarebbero annullati gli stipendi dei dipendenti durante il periodo di crisi (in cambio della rinuncia al ricorso ai licenziamenti). In secondo luogo, sarebbero sospese e prorogate le obbligazioni verso la PA (tasse, contributi) e il sistema finanziario (mutui, finanziamenti). Infine, le obbligazioni (debiti e crediti) fra attività economiche sarebbero trattate in modo diverso a seconda che entrambe le aziende abbiano o meno aderito allo schema assicurativo. Le obbligazioni fra attività aderenti allo schema sarebbero sospese e prorogate attraverso l’introduzione di un regime giuridico ad hoc. Invece, le obbligazioni dove almeno una delle due controparti non aderisce allo schema sarebbero regolate sulla base di un prestito a tasso zero garantito dallo Stato.
L’erogazione della liquidità alle attività economiche dovrebbe avvenire attraverso il sistema finanziario. Le banche dovrebbero erogare alle imprese la liquidità necessaria per far fronte alle obbligazioni in scadenza (debiti commerciali, ecc) durante il periodo di quarantena, attraverso diverse forme tecniche (corporate bond, finanziamenti e scoperti di conto corrente) a seconda delle caratteristiche e delle esigenze attività economiche. Il governo offrirebbe una garanzia statale, annullando di fatto il rischio di credito associato ai finanziamenti, in modo da rendere possibile l’applicazione di tassi zero o comunque molto contenuti. Per quanto riguarda le modalità operative, le attività economiche potrebbero iscriversi al programma in modo telematico, sulla falsariga di quanto avviene per l’attivazione della cassa integrazione d’emergenza. L’inizio del programma potrebbe avere una validità retroattiva (ad esempio il 9 marzo), e in questo caso le attività economiche potrebbero beneficiare di prestiti a tasso zero per un ammontare pari alle obbligazioni verso terzi saldate dopo l’inizio del programma.
L’assicurazione, a differenza di quanto avviene in altri paesi, affiderebbe a logiche di mercato l’ingresso e l’uscita di ogni attività economica dal programma di sostegno. Le imprese, mese per mese, potrebbero decidere se ricorrere o meno all’assicurazione sulla base dei flussi di cassa attesi. Soprattutto, l’entità del sostegno non sarebbe affidata alla decisione del governo ma alle passività correnti delle imprese. Si tratterebbe di un intervento completamente diverso da quelli in vigore in altri paesi o in discussione in Italia. In Germania, per esempio, il sostegno di liquidità è stabilito attraverso negoziazioni bilaterali per le grandi imprese, mentre è fisso e indipendente dalla struttura dei costi per le medio-piccole. In Italia si discute l’ipotesi che la cassa depositivi e prestiti fornisca garanzie alle imprese fino al 25% del fatturato. Una cifra che potrebbe rivelarsi troppo bassa per alcune imprese, che quindi rischierebbero comunque il fallimento, e troppo alta per altre, incrementando la spese pubblica anche laddove non necessario.
È possibile stimare, in via preliminare l’ammontare delle spese che l’assicurazione sociale dovrebbe garantire sulla base delle passività correnti registrate nei bilanci delle aziende italiane. Nel caso in cui il 35% delle attività economiche interrompesse le proprie attività, come stimato dall’Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro, la spesa complessiva mensile dell’assicurazione ammonterebbe inizialmente a €43.9mld per i primi tre mesi (Marzo-Maggio). La spesa comprenderebbe il supporto di liquidità alle banche e la sospensione dei pagamenti verso gli istituti finanziari e la PA. L’introduzione del regime giuridico ad hoc garantirebbe risparmi per €13.4mld. A partire dal quarto
mese, il costo dell’assicurazione scenderebbe notevolmente, visto che si è assunto che debiti commerciali, che costituiscono la voce di spesa principale, sarebbero completamente ripagati nei primi 90 giorni. In uno scenario ottimistico, in cui assisteremmo ad una chiusura diffusa delle attività in Marzo e Aprile e ad una parziale riapertura in Maggio, la spesa complessiva dell’assicurazione sociale ammonterebbe a €116.2mld, pari a un incremento del 6.95% del debito pubblico. In uno scenario pessimistico, invece, dove la chiusura delle attività preseguirebbe all’intensità attuale fino a Dicembre, la spesa ammonterebbe a €186.3mld, e l’incremento del debito pubblico sarebbe pari al 10.55%.

Protezione sociale universale per le famiglie

Parallelamente, il governo dovrebbe garantire una misura di protezione sociale universale a tutti gli individui. Una possibile soluzione sarebbe erogare un Reddito di Emergenza a ogni famiglia pari a 500 euro per gli adulti e 250 euro per i figli a carico. Il reddito dovrebbe essere affiancato da uno schema assicurativo simile a quelle previsto per le imprese, in grando di garantire la copertura delle spese gestionali delle famiglie. Nel caso in cui il 35% delle attività economiche interrompesse le proprie attività, il costo del Reddito di Emergenza ammonterebbe a €6.5mld (al mese). Si tratterebbe di una cifra più contenuta rispetto a quella che probabilmente risulterebbe dalla sommatoria dei singoli provvedimenti del governo. In ogni caso, qualsiasi altra misura universale sarebbe coerente con il disegno delineato, come ad esempio l’istituzione di una cassa d’integraizone europea (sure) e un Reddito di Emergenza. Tuttavia, vi è il rischio che interventi orientati alla salvaguardia dei redditi piuttosto che i risparmi si rivelino finanziamente insostenibili.

 

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