Questo è il titolo del piano annunciato dal MISE e non ancora rilasciato. È un documento fondamentale per capire su quali fattori punterà il Ministero per indirizzare il sistema manifatturiero italiano ed aiutarlo ad affrontare le sfide future. Cosa vorremmo che contenesse questo documento?

Da mesi si sta attendendo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico il rilascio del documento “Industry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero”  visto da molti come la risposta italiana al documento “Industrie 4.0” elaborato dalla Germania nel 2012. Le aspettative sono elevate. Le anticipazioni fornite dal Ministro Carlo Calenda al Forum Ambrosetti di Cernobbio (vedere a questo proposito Il Sole24Ore e di Milano Finanza) hanno toccato vari punti, ma non permettono ancora di tratteggiare un quadro completo.

In attesa che il piano sia definito in tutte le parti e presentato ufficialmente, più che commentare le anticipazioni del Ministro, o le linee guida apparse in rete sul Corriere Comunicazione a fine 2015 e forse già superate, ci permettiamo di indicare brevemente cosa vorremmo trovare nel piano.

Scopo

Vorremmo che lo scopo del piano non fosse solo quello di rendere il settore manifatturiero più competitivo, bensì quello di creare valore con e nel settore manifatturiero italiano. Certamente la creazione del valore passa attraverso una maggiore competitività del sistema, ma non si limita a questo, ne la ricerca di una maggiore competitività del settore può essere limitata al perseguimento di una maggiore produttività dello stesso. Creare valore vuol dire creare le condizioni affinché tutti possano beneficiare dei risultati innescando un circolo virtuoso che consenta di dare un impulso significativo al mercato interno.

Focus

Vorremmo che il focus non fosse concentrato solo sull’innovazione delle modalità di produzione, ma fosse primariamente orientato all’innovazione del prodotto. Aumentare la produttività non è sufficiente a migliorare la competitività se i prodotti realizzati non sono adeguati al contesto e/o il mercato non li reputa attraenti o interessanti. Se un’azienda come Eastman Kodak Company fosse stata incentivata per adottare le tecniche di produzione più avanzate nella realizzazione delle pellicole fotografiche, pensate che sarebbe stata più competitiva nei confronti della fotografia digitale prima e degli smartphone dopo? Produrre a costi inferiori non porta automaticamente a produrre prodotti più vendibili.

Analisi del contesto e degli scenari

Vorremmo trovare nel piano un’articolata analisi degli scenari futuri. Internet of things (o come preferisce Porter, “smart and connected products”), piattaforme digitali di socializzazione ed intermediazione, sistemi ciber-fisici, ma non solo, stanno modificando radicalmente e velocemente come viviamo, come ci relazioniamo, come ci muoviamo, come lavoriamo, cosa e come compriamo. In un mondo così incerto e complesso è molto difficile prevedere esattamente come evolverà il contesto nel prossimo futuro. Ciò comunque non giustificherebbe una eventuale rinuncia ad una visione di come vorremmo che il settore manifatturiero italiano fosse posizionato se la situazione evolvesse in un modo piuttosto che in un altro. Fare un’analisi degli ipotetici scenari futuri tenendo conto non solo degli sviluppi tecnologici, ma anche dell’impatto di altri macro-fattori in atto e di come presumibilmente evolveranno gli ecosistemi nei quali operano le aziende del settore manifatturiero, è fondamentale per auspicare un posizionamento, definire i percorsi per raggiungerlo ed individuare gli interventi per aiutare il settore in questo intento. Ovviamente deve essere un’analisi dinamica, che si rinnova di anno in anno per tenere conto dei fattori che via via emergono.

Individuazione aree strategiche

Vorremmo che fossero individuate delle aree strategiche sulle quali intervenire e convogliare le risorse a disposizione, proprio per evitare interventi a pioggia con il solo scopo di acquistare qualche nuovo macchinario e rinnovare più o meno parzialmente l’apparato produttivo. Il piano dovrebbe configurarsi come un manifesto di politica industriale più che come un articolato di interventi a sostegno della sola produttività. Con la visibilità che abbiamo oggi e con le analisi di scenario che abbiamo effettuato, quali sono i settori più promettenti nel prossimo futuro per il settore manifatturiero nel complesso ed in particolare per le PMI? Ci sono nicchie specifiche nelle quali le nostre PMI possono individuare e cogliere allettanti opportunità di business? Proprio per la complessità del contesto sarebbe opportuno dare alle PMI indicazioni ed indirizzi per orientare investimenti e strategie ed intervenire in modo selettivo.

Attori

Il piano rappresenta un’occasione importante per creare le condizioni per una fattiva collaborazione tra università ed imprese. Far parlare e soprattutto collaborare università ed imprese è sempre stato molto difficile. L’intento di non finanziare a pioggia la ricerca disperdendo le risorse in mille rivoli è senz’altro da auspicare. D’altra parte selezionare un numero ristretto di poli di eccellenza universitari per la ricerca, senza aver definito prima quali sono le aree strategiche sulle quali concentrarsi, i criteri di selezione, le cose da richiedere, il sistema per monitorare i risultati ottenuti,  le modalità di collaborazione con il mondo produttivo, rischia di tradursi nella creazione di centri di potere fini a se stessi. Quindi vorremmo che nel piano fossero definiti chiaramente non solo i criteri di selezione delle università da coinvolgere, ma anche ruoli ed accountability: chi fa che cosa e a chi risponde. Magari  attivare qualche situazione pilota potrebbe arricchire la riflessione sulle modalità di collaborazione. Crediamo che sia fondamentale per le aziende, soprattutto per le PMI, conoscere le opportunità di mercato ed il potenziale offerto dalle nuove tecnologie, capire come muoversi nel contesto competitivo attuale, individuare quali strategie adottare e successivamente quali tecnologie digitali, e non, applicare in funzione della strategia intrapresa. Tecnologi puri possono aiutare le imprese a comprendere il potenziale innovativo offerto dalle nuove tecnologie e successivamente aiutarle nell’applicazione in azienda, difficilmente possono dare un contributo nella definizione della strategia più opportuna da perseguire per affrontare il mercato. Un coordinamento stretto (centrale?), e ribadiamo, dei chiari indirizzi a livello ministeriale potrebbero rappresentare delle strade percorribili, o perlomeno da sperimentare.

Interventi

Ben vengano gli “iper-ammortamenti” se sono “indirizzati” e finalizzati: se servissero solo per inserire qualche robot o qualche altro macchinario avanzato, più che l’azienda che li acquisisce si incentiverebbe l’azienda che li produce. Fondamentale sarebbe anche attivare istituti per aiutare imprese ed università nella preparazione di progetti “approvabili” per accedere ai fondi di Horizon 2020 (80 miliardi di Euro complessivi  in 7 anni). Come riportato nel sito di ForumPAdal 2007 al 2013 con i programmi quadro per la ricerca l’Italia ha “perso” circa 400 milioni l’anno, cioè il saldo tra soldi dati e soldi ricevuti ha un bel passivo di 2,8 miliardi” Visto che l’Italia è uno dei maggiori contributori, sarebbe opportuno evitare di perseverare a finanziare con i nostri soldi la ricerca in altri paesi europei. Interventi più mirati dipendono dai risultati dell’analisi e dall’individuazione delle aree strategiche sulle quali intervenire.

Monitoraggio

Le risorse impiegate devono portare a dei benefici reali. Attivare un sistema di monitoraggio che, dinamicamente, colleghi i risultati ottenuti, misurati da alcuni macro-indicatori concordemente definiti, con le risorse impiegate, rappresenterebbe una chiara ed apprezzata assunzione di responsabilità.

Conclusioni

Le aspettative sono alte, le opportunità molte, i rischi elevati. L’auspicio è che il documento rappresenti un effettivo piano di politica industriale, basato su una visione, con interventi mirati a perseguirla, che crei le condizioni per supportare al meglio il nostro settore manifatturiero nelle sfide sempre più impegnative che si troverà ad affrontare.

Aggiornamento del 02/10/2016.

Il Piano Nazionale Industria 4.0, non ancora rilasciato al momento della redazione dell’articolo, è stato presentato il 21 settembre 2016 ed è ora disponibile sul sito del Ministero per lo Sviluppo Economico.  Prossimamente cercheremo di analizzarlo in profondità e di capire che impatto avrà su un settore strategico come quello manifatturiero italiano.

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