Autore: Alberto Bubbio

Che sorpresa! Con un po’ di ritardo, ma anche le imprese italiane ci sono. Non tutte, ma un quarto ha adottato o si sta avvicinando alla Balanced Scorecard, strumento in grado di creare quel legame critico spesso mancante tra strategia aziendale e gestione operativa.
Così si possono sintetizzare i risultati della ricerca sul grado di diffusione della BSC in Italia, svolta dall’Università Cattaneo-LIUC e guidata da Alberto Bubbio, in collaborazione con OutlookSoft Italia, azienda leader nel settore del Business Performance Management.
Il campione è abbastanza significativo: sono state contattate 207 aziende, di queste il 51% (106) ha fornito una risposta, anche se solo il 26% (54 aziende) ha partecipato in modo compiuto ritornando il questionario. Queste 106 aziende sono suddivise per settore e per dimensioni come evidenziato in Tabella 1(*). Inoltre come si può rilevare dai dati interni relativi alle imprese nella Tabella 2(*), la maggior parte di queste opera in business maturi, ha strutture organizzative classiche (funzionale-divisionale), non prevede la quotazione in borsa anche se ha proceduto, negli ultimi anni ad acquisizioni, fusioni e joint-venture.
Con questo campione dai dati complessivi emerge, che solo il 18% delle imprese che hanno partecipato attivamente alla ricerca utilizzano la BSC. Ma a questa percentuale è doveroso aggiungere un 9% rappresentato dalle aziende che hanno espresso un elevato interesse verso questo strumento e che nella maggior parte dei casi già utilizzano altri indicatori non economico-finanziari strategicamente rilevanti (Key Performance Indicator).
Si raggiunge, quindi, complessivamente un 27%. E’ una percentuale non elevata rispetto a quella di altri Paesi e alla rilevanza che lo strumento ha nell’aiutare a tradurre la strategia in azioni di gestione operativa, fornendo input strategici al budget. Tuttavia si è convinti che la BSC, come modello per un efficace controllo di gestione, avrà una diffusione, anche in Italia, pari a quello che oggi ha il budget.
Il motivo è semplice. Il solo modello contabile e i tradizionali indicatori economico-finanziari , alla base del budget, sono carenti. Non sono in grado di indirizzare e di esprimere compiutamente le performance aziendali. Lo dimostrano alcune recenti crisi di aziende italiane non percepite tempestivamente nelle loro reali determinanti ed evidenziate con ritardo dai tradizionali indicatori. Le variabili e i patrimoni non catturati dal modello contabile avranno un peso strategico sempre maggiore nel generare un vantaggio competitivo e condizionare il successo delle imprese. E’ per questo che la BSC è e sarà un modello a supporto dell’attività di management fondamentale.
Questo modello, infatti, nell’impostazione proposta da Kaplan e Norton (1992 Harvard Business School), suggerisce di considerare come determinanti i risultati economico- finanziari (financial perspective) ed espressione della missione e della strategia aziendale (Figura 1): la capacità di soddisfare e fidelizzare il cliente (customer perspective); l’efficace gestione dei processi dai quali dipende questa capacità ( internal process perspective) e l’individuazione di soluzioni che attivino processi di apprendimento e di innovazione per cercare di soddisfare e fidelizzare nel tempo i clienti (learning and organization perspective).

Figura 1 – Modello Balanced Scorecard secondo Kaplan & Norton

Al di là dell’aspetto grafico folcloristico il vero e fondamentale suggerimento, fornito dal modello, è quello di ricercare le relazioni causali tra missione, strategia e tutte le variabili di gestione operativa, non solo quelle economico – finanziarie elaborando la mappa strategica (strategic map).
Proprio per queste caratteristiche della BSC le imprese che in misura maggiore utilizzano lo strumento sono le imprese nelle quali professionalità del personale e patrimoni non catturati dal modello contabile sono più rilevanti. Così mentre solo il 28% delle aziende manifatturiere del campione utilizzano la BSC ben il 55% delle imprese di servizi e il 67% delle imprese di distribuzione commerciale utilizzano questo strumento.
Sono inoltre confortanti le risposte di alcune fra le 54 imprese che hanno ritornato il questionario poiché soltanto il 19% ritiene che lo strumento non avrà una notevole diffusione nella prassi aziendale. Alcuni più prudentemente si limitano a un laconico “non saprei”.
Un altro aspetto positivo, indice di maturità e consapevolezza del management, è rappresentato dalla percentuale elevata di imprese che pur non utilizzando la BSC utilizzano altri indicatori ad integrazione di quelli economico-finanziari. Questo è il grande contributo dato dalla scuola della qualità.
Da ultimo particolarmente interessanti sono le risposte relative ai principali aspetti positivi derivanti dall’introduzione della BSC:

  • chi ha introdotto la BSC lo ha fatto svolgendo un lavoro in team che prevedesse il coinvolgimento di tutte le aree funzionali come da tabella 4(*) – risposta “ i ”;
  • i contributi forniti dalla BSC sono stati: l’allineamento della gestione operativa agli obiettivi strategici, lo stimolo al lavoro in team e più in generale una più diffusa condivisione della strategia.

Se fosse davvero così, e non vi sono motivi per ritenere che non sia vero, forse questo strumento e il modello concettuale su cui si basa potranno aiutare management e imprenditori italiani a gestire con crescente efficacia strategica le loro imprese. Quelli attuali non sono più tempi nei quali si può improvvisare a livello di gestione operativa, ma è necessario cercare di essere costantemente allineati alla strategia. Il mercato vuole gli effetti speciali, ma anche S. Spielberg ma anche è tutt’altro che un improvvisatore.

(*) le tabelle sono disponibili nel file Questionario in formato PDF (40KB circa) scaricabile cliccando: Questionario