Il libro di Rushkoff ruota fondamentalmente intorno a questo assunto: “L’economia digitale non ha comportato una maggiore prosperità, ma al contrario ha ampliato le differenze in reddito e ricchezza. Tutti ne sono consapevoli, ma nessuno sa come spiegare il problema, ne tantomeno come porvi rimedio.”. L’autore non attribuisce colpe alla tecnologia digitale in sé, piuttosto è altamente critico su come è stata sfruttata: nella società di “chi vince prende tutto”, è crescita o morte. Crescita è l’unico, incontestabile, intimo mantra della economia digitale.

Ormai anche l’utile aziendale è diventato un optional, un effetto collaterale, marginale rispetto alla crescita del valore delle azioni, alla crescita del valore del capitale investito.

L’autore evidenzia in più punti come “la crescita sopra ogni altra cosa” sia diventata l’ossessione del nostro tempo e come tanti economisti accettino che l’idea di un’economia basata sulla crescita sia una sorta di precondizione naturale (è naturale che sia così) e non qualcosa che esseri umani hanno elaborato in un determinato momento e contesto storico. Rendendo le innovazioni tecnologiche funzionali esclusivamente alla crescita, sopra ogni altra cosa, abbiamo messo in moto una forma destabilizzante di capitalismo “digitalmente accelerato” e programmaticamente distorto che premia l’accumulo sulla circolazione e chi estrae valore su chi lo crea. Coloro che posseggono le piattaforme, gli algoritmi e i robot, sono i latifondisti del nostro tempo, colore che estraggono valore senza distribuire ricchezza. Interessante l’idea che le innovazioni a livello marketing e finanziario che associamo con l’era digitale, più che disruptive siano estensioni delle pratiche di business correnti, nuove modalità di esercitare vecchi schemi.

Il libro di circa 280 pagine è articolato in una introduzione e cinque capitoli:

  • Capitolo 1 “Removing humans from the equation
  • Capitolo 2 “The growth trap
  • Capitolo 3 “The speed of money
  • Capitolo 4 “Investing without existing
  • Capitolo 5 “Distributed

Nei primi quattro capitoli l’autore espone una tematica critica e fornisce elementi per mettere in discussione le assunzioni correnti e suggerimenti su come fare evolvere positivamente la situazione.

Nell’ultimo capitolo Rushkoff conclude che dovremmo muoverci verso una forma di distribuzionismo digitale che recuperi il valore del contributo umano che caratterizzava l’economia pre-industriale. Per farlo sarà necessario riprogrammare il sistema operativo corrente per mettere le tecnologie digitali al servizio delle persone e di una prosperità sostenibile, invece che al servizio di chi estrae valore. Cosa che potrà avvenire solo gradualmente con un grande sforzo collettivo.

Non si tratta di un libro sulla decrescita felice, ma di una riflessione sulle implicazioni di una corsa sfrenata alla crescita, che ha avuto scarsissime ricadute positive sul bene e benessere comune e che, se non governata, può minare la sostenibilità dell’intera società.

Rushkoff si dimostra più convincente nell’analisi, con spunti e considerazioni molto interessanti, che nelle proposte, sulle quali invito comunque a riflettere. Molto comprensibile che sia così, in quanto è veramente difficile individuare delle strade efficacemente percorribili verso un capitalismo più inclusivo.

Libro consigliato, di facile lettura, estremamente attuale. Una ulteriore fonte di idee per capire le dinamiche economiche del mondo in cui viviamo.

Titolo completo: Throwing rocks at the Google bus. How growth became the enemy of prosperity
Autore: Douglas Rushkoff
Edizione: Portfolio Penguin
Anno: 2016