Titolo completo: Measurement Madness. Recognizing and avoiding the pitfalls of performance measurement.
Autori: Dina Gray, Pietro Micheli, Andrey Pavlov
Edizione: John Wiley & Sons
Anno: 2015

I libri scritti dagli amici ricevono sempre un trattamento speciale. Se sono brutti, non si recensiscono per evitare di rompere un’amicizia. Se sono belli, le lodi si sprecano. Poiché questo libro rientra certamente nella seconda categoria …. già i violini sono pronti …

Bando alle divagazioni, questo libro rappresenta una ventata di aria fresca in un ambito, quale quello della misurazione della performance, che negli ultimi tempi non aveva offerto riflessioni particolarmente interessanti e/o innovative. Non contiene una “nuova grande idea”, ma fa il punto seriamente, onestamente ed efficacemente su quali sono gli errori da evitare e gli ostacoli da superare quando si cerca di implementare un sistema di misurazione e gestione della performance, quindi suggerisce le possibili soluzioni per ovviare agli inconvenienti segnalati. Dico seriamente, per la sistemicità dell’approccio. La tematica viene approfondita considerando una molteplicità di aspetti e di punti di vista. Onestamente, poiché riconosce che non c’è un sistema migliore in assoluto o regole che possono essere applicate in modo generico, ogni situazione richiede una soluzione tagliata su misura, ma anche perché riconosce che, ad oggi, la maggior parte delle organizzazioni, in merito ai sistemi di misurazione della performance, ha sostenuto costi molto più elevati dei benefici che ha poi ottenuto dall’uso degli  stessi. Efficaciemente, in quanto ricco di utili suggerimenti derivanti dall’esperienza maturata nel supportare sia aziende private, sia organizzazioni pubbliche e di domande fondamentali da farsi prima di progettare un sistema o, più semplicemente, prima di adottare uno specifico indicatore.

Non è un manuale dove viene illustrato passo dopo passo come progettare ed implementare un sistema di misurazione della performance. Il libro, più che sugli aspetti tecnici, comunque importanti , si sofferma sugli strani meccanismi con cui le misure influenzano i comportamenti umani e con cui comportamenti umani, a loro volta, determinano il successo o meno del sistema implementato.

Il libro di poco più di 200 pagine è strutturato in 4 parti per un totale di 10 capitoli.

La prima parte, “Introduction“, è formata da due capitoli. Nel primo, “The Road to Insanity“, gli autori introducono l’argomento e condensano in una breve narrazione tutti gli inconvenienti che si possono incontrare nell’implementazione ed uso di un sistema di misurazione della performance, anche se si è carichi di entusiasmo e animati dalle migliori intenzioni. Nel secondo capitolo, “Performance and Measurement“, sono illustrate alcune definizioni e concetti: cosa è la performance, cosa vuole dire misurare, quale significato attribuire a performance measurement.

La seconda parte, “Performance Measurement“, è formata dai successivi tre capitoli. Nel capitolo terzo, “Measurement for Measurement’s Sake“, gli autori si concentrano sull’ossessione della misurazione per cui, in alcune organizzazioni, si cerca di misurare qualsiasi cosa ampliando a dismisura il numero degli indicatori implementati e perdendo di vista lo scopo per cui si misura. Il capitolo quarto, “All I Need is the Right Measure“, ripropone i dieci test per validare un indicatore, introdotti da Neely ed altri in Performance Prism , corretti, ma decisamente impegnativi da applicare sistematicamente. Infine nel capitolo quinto “Comparing Performance“, gli autori mettono in guardia sugli errori che si compiono quando si cerca di stilare delle classifiche di performance comparando dati raccolti e registrati in modo differente, senza che ci sia uno standard comune riconosciuto e consolidato a cui adeguarsi per la comparazione.

La terza parte, “Performance Management“, consta dei successivi quattro capitoli. Nel capitolo sesto, “Target Turmoil“, gli autori si concentrano sui comportamenti indesiderati che possono derivare dall’eccessiva pressione richiesta per ottenere determinati risultati di performance. Quando il fine ultimo della performance lavorativa è ottenere l’incentivo e non contribuire al successo dell’organizzazione nel suo complesso, qualche meccanismo deve essere sicuramente rimesso in discussione. Il capitolo sette, “Gaming and Ceating“, permette agli autori di approfondire i comportamenti messi in atto per aggirare il sistema o volgerlo a proprio vantaggio: è impensabile quanto sia creativa la mente umana a questo proposito. Nel capitolo ottavo, “Hoping for A Whilst Rewarding B“, il focus è sullo strano meccanismo generato quando si vuole ottenere un risultato e si ottiene l’opposto in quanto si usano le misure sbagliate o, peggio ancora, come si vedrà nel capitolo successivo, si incentivano le persone su quelle misure. Chiude la terza parte il capitolo nono “Failing Rewards and Rewarding Failure“, dove gli autori affrontano il tema spinoso della relazione tra incentivi, misure e performance.

Ogni capitolo della seconda e della terza parte si conclude con un paragrafo “Learning Points” dove sono riassunti gli inconvenienti illustrati nel capitolo e sono fornite alcune soluzioni per evitarli o almeno minimizzarli.

L’ultima parte, “Conclusions“, consta dell’utimo capitolo del libro, “Will Measurement Madness Ever Be Cured?”, dove gli autori tirano le somme e fanno alcune considerazioni su ciò che ci può riservare il futuro della misurazione della performance.

Di facile lettura, contiene molti esempi atti a chiarire i concetti esposti e le tematiche affrontate. Consigliato vivamente a tutti gli esperti del settore, ma anche a tutti coloro che, acquisiti i concetti alla base della misurazione e gestione della performance, desiderino approfondire le proprie conoscenze in merito.