Titolo completo: Good to Great. Why Some Companies Make the Lap …. and Others Don’t.
Autore: Jim Collins
Edizione: HarperCollins Publishers
Anno: 2001

Non è un libro sulla Balanced Scorecard …. non è un libro sulla misurazione della performance… allora, perché recensire “Good to Great”? La risposta è semplice. Perché è un gran bel libro. Stimolante e riflessivo.
E’ uno di quei libri che vanno letti per crescere. Crescere come manager, crescere come imprenditore, crescere come consulente. Non è un caso che Kaplan e Norton citino spesso Jim Collins nei loro interventi.
Jim Collins, già coautore di “Built to last” descrive in “Good to Great” i risultati della ricerca effettuata con un gruppo di collaboratori per individuare cosa fa diventare una buona azienda un’impresa eccezionale. Jim Collins si propone l’obiettivo ambizioso di estrarre da questa ricerca i concetti fondamentali ed “eterni” che possono descrivere la transizione di un’impresa da “good” a “great”.
La parte iniziale della ricerca si concentra sulla selezione delle aziende “good to great” da studiare. Sono aziende che per anni hanno mostrato un andamento in media con il mercato e che ad un certo punto hanno fatto scattare una molla che le ha portate ad ottenere risultati superiori alla media di mercato durevoli nel tempo.
Sono aziende che devono rispondere a requisiti ben precisi tra i quali:
Il rendimento azionario cumulativo dell’impresa deve essere per i quindici 15 anni prima della transizione, in media o sotto l’indice generale di rendimento del mercato e per i quindici anni successivi alla transizione almeno il triplo di quello generale.
• La transizione deve essere propria dell’azienda e non comune al settore di appartenenza dell’azienda stessa
• Il punto di transizione deve essere antecedente al 1985 per permettere di avere un record dimostrabile di almeno 15 anni
• L’azienda deve comunque far parte del gruppo Fortune 500 del 1995 pubblicato nel 1996 e mostrare di essere ancora in trend positivo nel 1996

Delle circa 1500 aziende inizialmente analizzate, ne sono state selezionate 11 tramite una serie ragionata di tagli successivi.
Nelle varie appendici del libro sono elencate le aziende prese in considerazione e spiegati in dettaglio i criteri adottati per la selezione.
Il core del libro è invece dedicato alla individuazione degli elementi comuni nella transizione da “good” a “great” di queste undici aziende selezionate ed alla verifica incrociata degli elementi così individuati. Jim Collins vuole infatti capire se questi elementi comuni siano veramente distintivi e rendano le aziende studiate differenti dai loro concorrenti diretti che, nei vari mercati di appartenenza, avevano continuato, nello stesso periodo, a mostrare un andamento in media con il mercato. Uno degli aspetti significativi del testo è che Collins ha cercato di sviluppare questi i concetti facendo delle deduzioni empiriche basate sui dati della ricerca. Non ha costruito una teoria prima per poi provarla sul campo: ha cercato di costruirla basandosi direttamente sull’evidenza dei dati raccolti.
Costruire il momentum per poi decollare richiede secondo Collins tre stadi: (1) persone disciplinate che abbiano (2) pensieri disciplinati che portino ad (3) azioni disciplinate. Questi sono gli elementi essenziali di quello che Collins chiama il “volano” della trasformazione da “good a great”. In ciascuno di questi tre stadi Collins individua due concetti fondamentali comuni a tutte le aziende selezionate che le rendono differenti dai loro diretti concorrenti.
Leadership di 5 livello. I leader di queste organizzazioni non sono caratterizzati da un ego spropositato, ma, al contrario, da una paradossale combinazione di umiltà personale e volontà professionale.
Prima chi …. poi cosa. Prima di tutto far salire sul bus le persone giuste, farle sedere nei posti giusti e fare scendere quelle sbagliate, quindi definire dove andare. Il miglior asset non sono le persone. Sono le persone giuste.
Confrontarsi sempre con i fatti brutali (senza mai perdere il proprio credo). Mantenere una fede incrollabile nel fatto che alla fine potrai prevalere, indipendentemente dalle difficoltà, e nello stesso tempo avere la disciplina di confrontarsi (e non sottrarsi) con i fatti più brutali della propria realtà, qualunque possano essere
Il concetto del riccio (la semplicità all’interno dei tre cerchi) Se non puoi essere il migliore al mondo nel tuo core business, allora il tuo core business non può certo costituire la base per creare una impresa eccezionale
Una cultura della disciplina. Tutte le aziende hanno una cultura, alcune hanno una disciplina, pochissime hanno una cultura della disciplina.
Gli acceleratori tecnologici. Le aziende “good to great” non usano mai la tecnologia come mezzo per generare la trasformazione, ma paradossalmente possono essere considerate dei pionieri nell’uso di alcune tecnologie attentamente selezionate.
Pur essendo una ricerca rigorosa basata su migliaia e migliaia di interviste, questionari, analisi e discussioni, Jim Collins riesce a rendere estremamente avvincente il percorso effettuato, con una scrittura chiara e coinvolgente, corredando i capitoli di citazioni ed esempi.
E’ un libro che si legge tutto di un fiato e che fa vacillare alcune convinzioni radicate nel management e nella consulenza attuali. Forse non tutte le affermazioni e conclusioni di Jim Collins vi troveranno concordi. Personalmente mi ha lasciato perplesso la sua affermazione che la strategia non è un elemento importante e distintivo. Per me tutto il suo libro è impregnato di strategia: dal concetto del riccio (formulazione) alla cultura della disciplina (esecuzione).
Di certo quello di Collins è un invito profondo alla riflessione.

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