Prima o poi dovremo rieducarci alla serena dimensione del silenzio e del suo linguaggio (alla scuola di Socrate gli allievi venivano sottoposti alla pratica educativa del silenzio), alla capacità di saper ascoltare direttamente i suoni delle cose e delle persone, quale pratica di rivincita contro un mondo semioticamente inquinato.

I processi di comunicazione e di significazione si edificano sempre nelle differenze, differenze che si generano nelle relazioni. Le differenze sono in sostanza relazioni. Come spesso sottolineava Bateson: «Comunicare è stabilire una differenza che provoca differenze».

Ma perché l’informazione agisca sull’attenzione è necessario che sia stata ancor prima percepita una differenza. La criticità della risorsa critica dell’attenzione sta proprio nella difficoltà che incontra l’informazione nel generare una differenza percepibile nei canali dove si sviluppano i processi comunicazionali mediati tecnologicamente.

Tutti gli operatori del comparto informatico sono protesi a darci le informazioni sul palmo della mano, ma purtroppo se non si ha un po’ di attenzione grandi flussi informativi ci scorrono via tra le dita, senza che ce ne accorgiamo. E forse ciò non è una brutta notizia. Rimane comunque il fatto che l’attenzione è oggi, nell’economia di velocità interconnessa, un bene scarso, prezioso, che fa la differenza. Paradossalmente la velocità aumenta, ma l’attenzione non cresce. Pare proprio che l’elemento importante, l’anello che manca in ogni strategia di business sia l’attenzione.

Si parla infatti ormai di economia dell’attenzione. Chi sarà in grado di procacciare attenzione e venderla sul mercato sarà il nuovo miliardario (cosa fa Google, se non questo?). D’altra parte sia sui nuovi media che su quelli più tradizionali come la televisione l’attenzione della persona viene monetizzata diverse volte al giorno.

Qualunque azienda che vuole vendere i propri prodotti o i propri servizi deve investire nel mercato dell’attenzione, comprando gli spazi televisivi, radiofonici, su carta stampata, sul web, dentro i quali si suppone che si materializzi una certo grado di attenzione del cliente. Purtroppo penso sia difficile immaginare un processo inflazionistico dell’attenzione, così come storicamente succede per la moneta.

Fonte: “#Social.Media.Mente” Gianni Previdi

Gianni Previdi opera nel campo del management & information technology dagli anni ottanta; Dopo aver fondato e diretto società di consulenza, ora opera, mettendo a disposizione la propria esperienza, in qualità di consulente direzionale per diverse organizzazioni nelle seguenti aree:

  • logistica dell’informazione – allineamento asset tecnologici e management;
  • marketing e comunicazione – disegno di una strategia di marketing umanistico.

È autore di 4 pubblicazioni “Internet e new media – i nuovi paradigmi” prodotto e pubblicato da Kpress – 2000; “Net-Vision – Energia Digitale” Mucchi Editore – 2002; “Il valore dell’informazione” Franco Angeli Editore 2009, “Social.Media.Mente” Phasar Edizioni 2014.