Stanley Smith Stevens, noto psicologo americano, che nel 1946 ha introdotto le scale di misura (scala nominale, scala ordinale, scala ad intervalli equivalenti e scala a rapporti equivalenti), ha dato di “scaling” una stringatissima ma efficace definizione: scaling è l’assegnazione di oggetti a numeri in accordo ad una regola.
Possiamo dire che lo scaling è il processo di associazione di costrutti qualitativi ad unità di misura quantitative. Lo scopo dello scaling è di rendere numericamente confrontabili oggetti che, intrinsecamente, non lo sono. Pensiamo, ad esempio, alla rappresentazione quantitativa di giudizi o di comportamenti.
Tra le varie tecniche di scaling quelle che più interessano nella misurazione della performance sono quella di Likert e quella a differenziale semantico.

Scala di Likert – Si chiede di esprimere un’opinione in merito ad una affermazione scegliendo tra un numero limitato di opzioni.
Ad esempio:

Le competenze del mio collaboratore
sono adeguate alle mansioni che svolge
1
Non sono per niente d’accordo
2
Non sono d’accordo
3
Sono indeciso
4
Sono d’accordo
5
Sono completamente d’accordo

Oppure:

Le competenze del mio collaboratore
sono adeguate alle mansioni che svolge
1
Non sono per niente d’accordo
2
Non sono d’accordo
3
Sono d’accordo
4
Sono completamente d’accordo

Impostare un numero pari o dispari di opzioni non è un elemento trascurabile. Un numero pari significa forzare chi risponde ad una presa di posizione, più o meno positiva o più o meno negativa. Un numero dispari permette a chi deve esprimersi di non sbilanciarsi, rifugiandosi nella neutralità del “sono indeciso”

Scala a differenziale semantico – Consiste nella valutazione di un costrutto o di un oggetto attraverso una scala ancorata a due aggettivi opposti.
Ad esempio:

Rispetto alle mansioni che svolge,
le competenze del mio collaboratore sono
Scadenti 1 – 2 – 3 – 4 – 5 Ottime

Anche in questo caso valgono le considerazioni già fatte per quanto riguarda il numero, pari o dispari, delle opzioni.