Con questo articolo, basandoci su ricerche scientifiche e facendo riferimento ad articoli pubblicati in prestigiose riviste di scienza e tecnologia, cerchiamo di dare delle risposte ad alcune domande sul Coronavirus focalizzandoci soprattutto sull’impatto che il virus sta avendo sulla nostra salute.

 

L’origine del COVID-19 è naturale o frutto di ingegneria genetica?

Nei giorni scorsi sono circolate un paio di ipotesi in merito all’origine del COVID-19 rivelatesi poi totalmente infondate.

Nella prima si attribuiva ad un laboratorio cinese la creazione del virus. Facendo riferimento ad un servizio del TG Leonardo del 16 novembre 2015 (dal minuto 4:55) in merito all’ingegnerizzazione di un supervirus, come descritto nell’articolo “A SARS-like cluster of circulating bat coronaviruses shows potential for human emergencepubblicato su Nature Medicine il 9 novembre 2015, qualcuno aveva, infatti, collegato l’origine del COVID-19 a questo supervirus creato in laboratorio.

Nella seconda si insinuava che la diffusione in Cina fosse un atto deliberato da parte di un gruppo di potere americano. Questa seconda ipotesi si basava su un report pubblicato dal Center for Health Security della John Hopkins University “Preparedness for a High-Impact Respiratory Pathogen Pandemic” pubblicato il 18 settembre 2019 e sulla simulazione di una pandemia mondiale effettuata nel ottobre 2019, Event 201, promossa dallo stesso organismo in collaborazione con il World Economic Forum. La sequenza temporale tra questi eventi e la diffusione del COVID-19 in Cina, aveva alimentato il sospetto che ci fosse una certa correlazione e che l’origine della pandemia non fosse naturale ma deliberata.

Gli scienziati hanno smentito definitivamente queste ipotesi il 17 marzo 2020 pubblicando su Nature Medicine uno studio sul genoma del COVID-19 (detto SARS-CoV-2) “The proximal origin of SARS-CoV-2” dove viene illustrato perché il COVID-19 sia il prodotto di una selezione naturale e non di un’ingegnerizzazione da laboratorio.

 

Quanto può sopravvivere il virus sulle superfici?

Non ci sono ancora certezze scientifiche a questo proposito. Si pensava che potesse durare qualche giorno su superfici metalliche e plastiche, ma uno studio pubblicato il 23 marzo 2020 dal Centers for Disease Control and Prevention statunitense intitolato “Public Health Responses to COVID-19 Outbreaks on Cruise Ships” rivela che sulla nave da crociera Diamond Princess sono state rilevate tracce genetiche del Coronavirus ben 17 giorni dopo che tutti i passeggeri avevano lasciato la nave (la rilevazione era stata effettuata prima che la nave venisse completamente sanificata). Da qui l’importanza fondamentale di disinfettare bene tutte le superfici che possono essere state a contatto con persone infette, specialmente negli ospedali, affinché non diventino esse stesse veicolo di contagio.

 

Quali oggetti sanificare e come?

Wired ha pubblicato il 19 marzo 2020 un interessante articolo a questo proposito “How to Clean and Disinfect Yourself, Your Home, and Your Stuff” in cui sono presi in rassegna vari oggetti di uso comune e le pratiche per cercare di renderli virus-free.

 

Quali sono i farmaci per curare il Coronavirus?

Attualmente non c’è una cura per l’infezione da Coronavirus. Alcuni farmaci nati per altri scopi sono attualmente sotto test clinico per valutarne l’efficacia nella cura di questa infezione. MIT Technology Review, in un articolo pubblicato il 23 marzo 2020 dal titolo “Which COVID-19 drugs work best?” passa in rassegna alcuni di questi farmaci ed illustra lo stato dell’arte dei relativi test clinici.

 

Quanto durerà la pandemia e che impatto avrà sulla nostra vita sociale?

È difficile fare delle ipotesi in merito, mancano evidenze scientifiche di supporto. Ci prova Gideon Lichfield che il 17 marzo 2020 ha pubblicato su MIT Technology Review un interessante articolo dal titolo “We’re not going back to normal”. Basandosi su uno studio inglese dell’Imperial College London pubblicato il 16 marzo 2020 “Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19 mortality and healthcare demand” Lichfield si concentra sull’impatto del “distanziamento sociale”, affermando che le misure di distanziamento sociale imposte dai governi saranno destinate a durare a lungo, anche se mitigate nel tempo, (almeno 18 mesi ammesso che per quel tempo si riesca a produrre un vaccino) e a modificare le nostre abitudini sociali, nel tentativo di ridurre i contatti ravvicinati con persone potenzialmente infette, ma asintomatiche.

 

Quali potrebbero essere gli effetti mortali della pandemia a livello globale?

Il 26 marzo 2020 l’Imperial College of London, in collaborazione con il World Health Organization (WHO) Collaborating Centre for Public Health Education & Training, ha pubblicato un nuovo report “The Global Impact of COVID-19 and Strategies for Mitigation and Suppression”. In questo report i ricercatori cercano di stimare gli effetti mortali del COVID-19 mettendo a confronto tre scenari: assenza di interventi da parte delle singole nazioni, interventi di mitigazione, interventi di soppressione.
Nel primo caso, si stima che entro l’anno potrebbero verificarsi circa 40 milioni di decessi.

Nel secondo caso, limitando del 60% i contatti sociali della popolazione più anziana e del 40% quelli del resto della popolazione, si stima che il numero dei decessi potrebbe ridursi della metà. Anche se permane il rischio di portare al collasso le strutture ospedaliere.

Nel terzo caso, ipotizzando che una strategia di soppressione sia avviata quando la pandemia è al primo stadio (0,2 decessi ogni 100.000 abitanti per settimana), si potrebbero salvare almeno 38,7 milioni di vite. Se la strategia di soppressione è avviata quando il numero di decessi è già elevato (1,6 decessi ogni 100.000 abitanti per settimana), il numero di vite salvate potrebbe attestarsi sui 30,7 milioni, rispetto allo scenario peggiore. Certo, sono solo simulazioni, forse anche contestabili, che si spera che non abbiano la possibilità di avverarsi. Ma la consapevolezza che ci sia una probabilità che possano tradursi in realtà ci induce ancora di più al rispetto puntuale delle regole di distanziamento sociale che ci siamo dati.

 

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