La necessità di assumersi le proprie responsabilità (impostare la ‘vision’ aziendale, costruire un valido team, fare profitti senza esaurire le risorse finanziarie) e sapersi confrontare. E le 5 mansioni dalle quali si ‘fugge’.

Essere l’amministratore delegato o direttore generale di un’azienda è un compito davvero difficile. Non solo le possibilità di successo sono sempre aleatorie, ma, a differenza di un lavoro normale, il CEO non ha nessuno che gli dica cosa fare. In realtà, molte persone vorrebbero poter dire al proprio CEO cosa fare, ma, in verità, nessuno gli può dire esattamente in che modo organizzare il proprio tempo.

Un CEO ha fondamentalmente 3 diverse responsabilità: 

  1. Impostare la ‘vision’ aziendale
  2. Costruire un valido team
  3. Fare profitti senza esaurire le risorse finanziarie

Il modo in cui un CEO svolge questi ruoli è ciò che spesso fa la differenza tra un grande manager e un CEO mediocre o addirittura inadeguato. Tra le numerose incombenze che spettano a un CEO la gestione dell’agenda è sicuramente la più delicata e complessa. Di recente mi sono confrontato con diversi CEO e ho chiesto loro: “Da quali mansioni che vi competevano siete ‘fuggiti’, pur non dovendo, e perché?”. Sono emerse 5 principali categorie:

  1. Investire tempo nelle attività in cui si è deboli: un CEO ha rilevato che, per sua indole, ama concentrarsi sui prodotti e quindi non trascorre abbastanza tempo insieme ai clienti: “In qualità di CEO è facile giustificarsi dicendo che il tempo dedicato ai viaggi fuori ufficio rappresenta un costo eccessivo (anche in termini di tempo) ma nulla è importante come ascoltare in prima persona i clienti”.
  2. Crescere insieme all’azienda e costruire il proprio team: il ruolo che un CEO gioca nel fondare una società è ben diverso da quello che ricopre in un’azienda consolidata. Come ha affermato un CEO: “In qualità d’imprenditore che si nutre di azioni e risultati, indietreggiare dalla prima linea è difficile ma necessario per raggiungere obiettivi su larga scala”.
  3. Non tralasciare nulla, sia esso piccolo o grande: molti CEO hanno fatto commenti sull’importanza di non rifuggire le discussioni difficili. Uno di loro ha affermato che “il ruolo del CEO è (sfortunatamente) quello di dover intrattenere le conversazioni più spiacevoli, proprio quelle che nessuno vorrebbe affrontare”. Si tratta di affrontare compiti che chiunque tenderebbe a evitare o procrastinare, semplicemente perché scomodi. Ma se non è il CEO ad affrontare questi temi, difficilmente lo farà qualcun altro. Come ha sottolineato un altro: “Mi trovo spesso a rifuggire dal prendere decisioni che vanno prese velocemente, perché queste non appaiono ancora urgenti o prioritarie”. Quello che ripeto ai manager è di sbagliare agendo piuttosto che restando fermi. Mentre si cerca, comprensibilmente, di essere prudenti evitando di gettarsi troppo velocemente nelle decisioni, è bene tenere a mente che impiegare troppo tempo per scegliere causa ritardi evitabili. Per dirla con un aforisma: ‘Perfect is the enemy of good’, cioè ricercare allo spasimo la perfezione raramente porta a un buon risultato.
  4. Vendere senza sosta: si sa che le persone iniziano spesso a comprendere un messaggio proprio quando non se ne può più di ripeterlo. Ecco cosa ha commentato un CEO in proposito: “Mi disinteresso al marketing appena ho il sentore che il nostro prodotto sia considerato unico e produca utili. Perché, dunque, spendere soldi e continuare a pubblicizzarlo?” Eppure, la crescita del brand dipende dalla percezione creata attraverso il marketing, in particolare in un’epoca in cui le decisioni di vendita vengono prese ancor prima di essere di fronte al cliente.
  5. Chiedere aiuto: essere il CEO è un compito difficile. Vi trovate costantemente a chiedervi se state agendo da veri visionari o se piuttosto state interpretando male i dati di mercato, sbagliando. Trovandosi ai vertici della società, un CEO si sente spesso in dovere di avere le risposte a tutto. È invece importante migliorare chiedendo aiuto. Come ha detto un CEO: “Non chiedere aiuto è la cosa che può danneggiare di più. Vorrei essermi rivolto più spesso agli investitori per avere supporto”.

Insomma: da quali problemi state cercando, a torto o a ragione, di fuggire e perché? Vogliamo parlarne?

Primo Bonacina si occupa d’informatica dal 1984. Ha lavorato con ruoli di responsabilità per diverse aziende, tra queste: 3Com, Tech Data, Magirus (ora Avnet), Microsoft, Acer. Dal 2014 ha creato un’iniziativa di consulenza commerciale, marketing e imprenditoriale (PBS – Primo Bonacina Services). Segui il suo blog (www.primobonacina.com) oppure contattalo via e-mail (primo.bonacina@primobonacina.com).

Articolo precedentemente pubblicato su www.primobonacina.com e www.soiel.it. Ripubblicato con l’autorizzazione dell’autore.

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