Credo fortemente nella necessità di adottare sistemi per gestire la performance a livello aziendale, ho qualche dubbio che gli attuali siano ancora adeguati all’evoluzione del contesto, ritengo fondamentale avviare  una riflessione comune su come fare evolvere i sistemi di Performance Management per rivitalizzarne funzione ed efficacia.

Di seguito alcune considerazioni ed un invito.

Analizziamo brevemente come si sono evoluti gli ecosistemi nei quali operano le imprese.

 

 

Una volta, quando la domanda era decisamente superiore all’offerta, l’universo di riferimento era completamente racchiuso dalle mura aziendali: per vendere di più, bastava produrre di più. Con il passare degli anni si è allargato ai concorrenti (per vendere di più era necessario essere più competitivi dei concorrenti) e successivamente ai clienti (per vendere di più bisognava attrarre i clienti con una efficace proposta di valore se non addirittura con una esperienza di acquisto memorabile). Ora che la domanda è più scarsa dell’offerta, l’universo si è ulteriormente espanso e nuovi soggetti, fino a poco tempo fa impensabili, hanno acquisito un’influenza determinante sul la capacità di fare business delle imprese. Possiamo classificarli in questo modo:

  • coloro che, al di fuori del nostro settore di riferimento, minano la capacità di spesa che il nostro cliente potenziale potrebbe dedicare alla tipologia di prodotti e servizi che offriamo (vedi, ad esempio, smartphone vs. computer)
  • coloro che sfruttano le nostre proprietà ed il nostro business per fare il loro business (vedi, ad esempio, alcune piattaforme globali, quali: Uber, Airbnb, etc.)
  • coloro che rendono il nostro business obsoleto (vedi, ad esempio, Amazon vs. Borders o Apple vs. Nokia)
  • coloro che distruggono il reddito dei nostri potenziali clienti (vedi come è cambiata a livello globale la distribuzione della ricchezza individuale nel corso degli ultimi anni)

Riguardo a quest’ultimo punto è interessante ciò che fanno notare Brynjolfsson e McAfee in merito alle diseguaglianze crescenti tra le persone in quanto a reddito, ricchezza ed altri importanti aspetti dell’esistenza:

per quasi due secoli gli stipendi sono cresciuti rimanendo al passo con la produttività, e questo a creato una sensazione di ineluttabilità del fatto che la tecnologia aiutasse (quasi) tutti. Invece in questi ultimi anni lo stipendio medio ha smesso di tenere il passo con la produttività, dimostrando che questo divario non è solo una possibilità teorica ma anche un dato empirico nella nostra economia attuale”(1)

Due parole caratterizzano l’evoluzione degli ecosistemi: complessità e velocità. Da una parte, un numero crescente di key player sempre più lontani dai confini aziendali  può incidere pesantemente sulle nostre possibilità di successo, dall’altra, la velocità con cui possono cambiare drasticamente le condizioni in cui operiamo è sempre più elevata.

Con l’evoluzione degli ecosistemi anche le organizzazioni i sono evolute.

 

 

Da strettamente gerarchiche si sono evolute nel tempo in organizzazioni più snelle, piatte, remote. Adesso viviamo e lavoriamo non più in spazi solamente fisici, ma in spazi ciber-fisici, dove virtuale e reale si integrano in nuove dimensioni e la tecnologia acquisisce un ruolo ed un peso sempre più rilevante. Per sopravvivere e prosperare, da una parte, proviamo ad esplorare nuove forme di collaborazione e “coopetizione”, dall’altra, alla ricerca sfrenata di una maggiore produttività, contribuiamo a rendere sempre più drammatici fenomeni quali disoccupazione, lavoro sottopagato, carichi di lavoro eccessivi.

Due parole caratterizzano l’evoluzione delle organizzazioni: adattabilità e flessibilità: l’evoluzione degli ecosistemi nei quali operiamo richiede di sviluppare una capacità di cambiamento ed adattamento in tempi sempre più brevi. Per rendere efficace la capacità di adattabilità e flessibilità è necessario sviluppare anche una nuova e più profonda capacità di analisi, che ci permetta di cogliere tempestivamente ed interpretare correttamente eventi emergenti e segnali di cambiamento, deboli ma significativi, provenienti dall’ambiente esterno.

Se questo è lo stato delle cose, la domanda da porsi è se i tradizionali approcci al Performance Management, gli strumenti che utilizziamo, le metodologie che adottiamo, le pratiche che applichiamo siano ancora efficaci.

Spesso il Performance Management è focalizzato esclusivamente sull’ambiente interno dell’organizzazione, quando un approccio outside-in appare ormai ineludibile. Spesso il Performance Management si riduce ad un rito, fonte di inutili complicazioni, quando la semplicità organizzativa dovrebbe essere perseguita strategicamente.

Un’ottima opportunità per svolgere una riflessione approfondita ed un confronto serrato sul rinnovamento del Performance Management è la 16a Conferenza Annuale di ISPI-EMEA (International Society for Performance Improvement – Europe, Middle East, Africa) che si terrà a Bologna dal 14 al 16 settembre 2017, dal titolo e tema estremamente significativo: Reshape Ecosystems, Re-imagine Organizations, Reinvent Performance Management.

Rivolgo un invito caloroso a tutti i professionisti del settore, consulenti, accademici, imprenditori, manager a partecipare attivamente all’evento per discutere, confrontarsi, collaborare con colleghi a livello internazionale e creare le basi per una evoluzione degli approcci, degli strumenti, dei metodi e delle pratiche legate al Performance Management.

Per ulteriori informazioni visitate il sito della conferenza www.ispi-emea.org

(1) Brynjolfsson E., McAfee A. (2014) “La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante”. Giangiacomo Feltrinelli Editore – Milano