Una delle domande più pressanti che ci si pone in questo momento storico è se lo sviluppo tecnologico ci porterà via il lavoro. Difficile, se non impossibile, dare delle risposte certe. Analisti e studiosi cercano di comprendere e di rendere comprensibile come il mondo del lavoro stia evolvendo e quale futuro ci aspetta. Per farlo descrivono percorsi possibili ed elaborano possibili scenari futuri. Si va dal pessimismo più nero all’ottimismo più sfrenato. Per validare le proprie tesi e dargli una veste scientifica, o perlomeno una base fattuale, utilizzano dati storici ed esempi di quanto è avvenuto in passato e potrebbe ripetersi in futuro.

Il rapporto tra automazione e lavoro è un argomento molto delicato che deve essere trattato con la dovuta attenzione. Una delle cose che maggiormente mi sorprende è come autori stimati ed ammirati possano trattare questo argomento producendo analisi talmente semplicistiche e distorte da risultare imbarazzanti (se non vere e proprie bufale pseudoscientifiche).

Un caso esemplificativo: il TED talk di David Autor: “Will automation take away all our jobs? (L’automazione ci porterà via il lavoro?)” disponibile al seguente link:

https://www.ted.com/talks/david_autor_why_are_there_still_so_many_jobs

David Autor è un rinomato economista del Dipartimento di Economia del MIT. Tra le altre cose, è stato anche relatore al Festival dell’Economia di Trento nel 2015.

Autor introduce la sua conversazione con questa frase:

Here’s a startling fact: in the 45 years since the introduction of the automated teller machine, those vending machines that dispense cash, the number of human bank tellers employed in the United States has roughly doubled, from about a quarter of a million to a half a million. A quarter of a million in 1970 to about a half a million today, with 100,000 added since the year 2000. (Ecco un fatto sorprendente: in 45 anni dall’introduzione del bancomat, quella macchina automatica che eroga denaro, il numero di cassieri nelle banche statunitensi è quasi raddoppiato, da circa 250.000 a mezzo milione. Dai 250.000 del 1970 al mezzo milione di oggi, di cui 100.000 in più dal 2000. Questi dati, rivelati in un recente libro di James Bessen, economista dell’Università di Boston sollevano un quesito intrigante: cosa fanno tutti questi cassieri, perché l’automatizzazione non ha eliminato i loro posti di lavoro?)”

Più avanti riprende l’esempio spiegando il motivo per cui secondo lui l’automazione non ha eliminato posti di lavoro:

ATMs, automated teller machines, had two countervailing effects on bank teller employment. As you would expect, they replaced a lot of teller tasks. The number of tellers per branch fell by about a third. But banks quickly discovered that it also was cheaper to open new branches, and the number of bank branches increased by about 40 percent in the same time period. The net result was more branches and more tellers. But those tellers were doing somewhat different work. As their routine, cash-handling tasks receded, they became less like checkout clerks and more like salespeople, forging relationships with customers, solving problems and introducing them to new products like credit cards, loans and investments: more tellers doing a more cognitively demanding job. (I bancomat hanno avuto due effetti compensativi sull’assunzione di cassieri. Hanno sostituito molte attività di cassa, ovviamente. Il numero di cassieri per filiale è sceso di un terzo. Ma le banche scoprirono rapidamente che era più economico aprire nuove filiali e il numero di filiali bancarie è cresciuto di circa il 40% nello stesso periodo. Il risultato finale è stato più filiali e più cassieri. Ma questi cassieri fanno un lavoro differente. Nella loro routine, maneggiano meno contante. Sono diventati meno addetti alla cassa e più venditori, che curano il rapporto col cliente, risolvono problemi e spingono prodotti come carte di credito, mutui e investimenti. molti cassieri hanno ora un lavoro richiedente un maggiore impegno cognitivo.)”

Autor cita dati che sembrano inopinabili. Ma è veramente così?

Ci sono parecchi elementi di questa analisi che lasciano perplessi. Vediamoli.

I “teller”

Sono tre gli elementi che Autor collega: il numero di “teller (cassiere di banca)”, citato espressamente, il numero di filiali e, in maniera implicita, il numero di bancomat.

Per evitare qualsiasi ambiguità riportiamo di seguito la definizione di “teller” data dal Bureau of Labor Statistics: “Tellers are responsible for accurately processing routine transactions at a bank. These transactions include cashing checks, depositing money, and collecting loan payments.” Il codice occupazionale usato dal Bureau of Labor Statistics per identificare i “teller” è il 43-3071.

Secondo il Bureau of Labor Statistics negli Stati Uniti nel 2000 i “teller” erano 492.950, mentre nel 2016 erano 496.760 (https://www.bls.gov/oes/tables.htm). In base a questi dati ufficiali l’affermazione di Autor “di cui 100.000 in più dal 2000” è completamente priva di fondamento.

Mentre in numero di “teller” dato da Autor per 2016 è certificato dal Bureau of Labor Statistics, il numero di “teller” attivi nel 1970 dato da Autor (250.000) è una stima più vicina ai 284.413, dato fornito da Census.gov nel report “Detailed Occupation of the Experienced Civilian Labor Force by Sex for the United States and Regions: 1980 and 1970” a pag. 10, che ai 150.000, dato indicato dal Bureau of Labor Statistics nel documento “Occupational Outlook Handbook, 1972-73 edition : Bulletin of the United States Bureau of Labor Statistics, No. 1700” a pag 809. Ma il punto non è tanto quanti erano i “teller” nel 1970, quanto quale è stato l’andamento occupazionale dei “teller” dal 1970 al 2016.

Utilizzando i dati di Census.gov per il 1970 (204.413) e per il 1980 (509.449) e quindi quelli del Bureau of Labor Statistics dal 1997 al 2016 (tenendo conto che nel 1990, nel 1997 e nel 1998 la classificazione usata era diversa), si ha un grafico come quello illustrato nella figura seguente.

Figura 1 – I “teller” negli Stati Uniti dal 1970 al 2016

Come si può notare, è vero che il numero di “teller” è quasi raddoppiato dal 1970 al 2016, ma l’andamento nel tempo è stato di forte crescita dal 1970 al 1980, di crescita dal 1980 al 1990, con una flessione notevole (e inspiegabile) dal 1998 al 1999 (probabilmente ha inciso il cambio di classificazione), nuovamente di crescita dal 1999 al 2007 e di calo costante dal 2007 al 2016 (-111.000 unità). Evidenziare solo il raddoppio dal 1970 al 2016 è estremamente riduttivo, non permette di analizzare a fondo il fenomeno e soprattutto dà luogo ad interpretazioni fuorvianti.

Le filiali bancarie ed i bancomat

Autor, motiva la crescita del numero di “teller” con l’introduzione del Bancomat (ATM (Automatic Teller Machine) che non ha eliminato i posti di lavoro dei “teller” umani, ma ha reso più economica l’apertura di nuove filiali bancarie. Il numero di quest’ultime è cresciuto nello stesso periodo (ovvero dal 1970 al 2016) del 40% e questa crescita ha determinato la crescita del numero dei “teller”. Ma è andata veramente così?

Cerchiamo di verificarlo.

È molto difficile trovare un dato sul numero di filiali bancarie attive in un certo periodo. Alcuni considerano tutte le istituzioni bancarie, altri solo le banche commerciali, altri ancora non distinguono tra uffici, che includono anche le sedi centrali, e filiali. Soprattutto è difficile trovare una serie di dati omogenei dal 1960 ad oggi. L’unica serie che sono riuscito a trovare che copre l’intero periodo è quella elaborata da FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) sulle banche che sono assicurate con FDIC (https://www5.fdic.gov/hsob/HSOBRpt.asp). Tra l’altro, parte di questa serie è ripresa ed utilizzata anche dalla Federal Reserve nell’analisi “U.S. Households’ Access to and Use of Electronic Banking 1989-2007” presente nel “Federal Reserve Bulletin Volume 95 2009”. Probabilmente non sono prese in considerazione tutte le banche, ma quello che interessa non è tanto il numero assoluto di filiali quanto il tasso di crescita del numero delle filiali nel tempo. Quest’ultimo si può dedurre con buona approssimazione dalla serie storica fornita dalla FDIC. Ancor più difficile è trovare serie storiche sul numero di Bancomat installati. L’unica serie storica attendibile che ho trovato è quella presentata dalla Federal Reserve sempre nella stessa analisi del 2009. Dal 2007 al 2016 non ci sono dati certi sul numero di Bancomat installati negli Stati Uniti. GAO (Government Accountability Office), nella pubblicazione “Automated Teller Machines” (http://www.gao.gov/assets/660/653723.pdf) stima nel 2013 la presenta di 420.000 ATM installati negli Stati Uniti. L’ATMIA (ATM Industry Association) in un comunicato dell’agosto 2017 (https://www.atmia.com/news/us-atm-population-reaches-half-million-mark/5083/) stima che il numero di Bancomat negli Stati Uniti oscilli nel 2017 tra le 475.000 e le 500.000 unità. Secondo varie fonti più di metà dei Bancomat sono gestiti non da banche, ma da operatori indipendenti.

I dati relativi al numero di filiali bancarie e di Bancomat installati negli Stati Uniti sono visualizzati nella figura seguente.

Figura 2 – Filiali bancarie e bancomat negli Stati Uniti dal 1960 al 2016

Il tasso di crescita medio annuo

Da quanto affermato da Autor il tasso di crescita del numero delle filiali bancarie sarebbe dovuto aumentare con l’introduzione del bancomat. I dati non confermano questa tesi. Il tasso di crescita del numero delle filiali bancarie nel corso del tempo è illustrato nella tabella seguente.

Decennio 1961-1970 1971-1980 1981-1990 1991-2000 2001-2010 2011-2016
Tasso di crescita medio annuo 7,5% 5,9% 2,8% 2,5% 2,5% -0,4%

Tabella 1 – Tasso di crescita medio annuo delle filiali bancarie negli Stati Uniti

Come si può notare nei decenni a partire dal 1970, anno di introduzione del bancomat, il tasso medio annuo di crescita del numero delle filiali è inferiore a quello del decennio 1961-1970. L’introduzione del Bancomat non ha incentivato la crescita del numero di filiali bancarie: le affermazioni di Autor riportate all’inizio di questo articolo sono prive di qualsiasi fondamento fattuale. Tra l’altro, per completezza di informazione, il numero complessivo delle filiali bancarie negli Stati Uniti, dal 1970 al 2016 non è aumentato del 40% , come afferma Autor, bensì del 400%.

Il rapporto tra il numero di “teller” ed il numero di filiali bancarie (che comunque non rappresenta il numero di “teller” per filiale), è rimasto invariato nel primo decennio di introduzione del Bancomat tra il 1970 ed il 1980. Dopo il 1980 questo rapporto si è ridotto. Molto probabilmente questo calo è dovuto a più concause, tra cui: l’informatizzazione progressiva delle banche e la diffusione dei Bancomat al di fuori del circuito bancario. Il numero di Bancomat installati è incrementato notevolmente negli anni 90 quando, grazie alla liberalizzazione, le banche hanno perso il monopolio su questi dispositivi.

Risaliamo alle origini dell’azzardo

David Autor afferma che i dati che espone nel TED Talk, relativamente alla relazione teller-ATM, sono stati ripresi da un recente libro di James Bessen, economista della Boston University School of Law, “Learning by Doing: The Real Connection between Innovation, Wages, and Wealth” (2015).

In effetti si deve originariamente a Bessen l’azzardo: più ATM → meno teller umani per filiale → minori costi di apertura filiali → più filiali aperte, → più teller. Bessen stesso spiega chiaramente questi passaggi nel successivo paper “How Computer Automation Affects Occupations: Technology, Jobs, and Skills”, (Novembr 2015): “the ATM allowed banks to operate branch offices at lower cost; this prompted them to open many more branches, offsetting the erstwhile loss in teller jobs (Bessen 2015). At the same time, teller skills changed. Non-routine marketing and interpersonal skills became more valuable, while routine cash handling became less important. That is, although bank tellers performed relatively fewer routine tasks, their employment increased.”

Bessen estrae alcuni dati parziali da un paper di Timothy H. Hannan and Gerald A. Hanweck “Recent Trends in the Number and Size of Bank Branches: An Examination of Likely Determinants” (October 2007), e su questi dati costruisce la sua personale “concatenazione logica”.

Concatenazione che è fatta propria, senza verifica, da Autor (purtroppo anche da altri). Autor ha anche un’aggravante, in quanto aggiunge inopinatamente della farina del suo sacco, estendendo le conclusioni di Bessen fino al 2016.

Bessen, dal canto suo, in una revisione del suo paper pubblicata l’anno successivo “How Computer Automation Affects Occupations: Technology, Jobs, and Skills”, (revisited October 2016) ridimensiona le sue certezze, pur confermandole, riconoscendo finalmente che c’è una differenza sostanziale tra automazione parziale (il Bancomat) ed automazione completamente sostitutiva.

C’è un’ulteriore fatto che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. Sull’espansione territoriale delle banche americane nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso, sugli sforzi che hanno compiuto per abbandonare l’ambito locale e darsi un respiro nazionale, sul tentativo di presidiare geograficamente il mercato e porsi in una relazione one-to one con i potenziali clienti, si sono scritti fiumi di parole.Ma è possibile che due economisti di fama abbiano pensato o possano pensare che l’espansione territoriale delle banche sia stata determinata essenzialmente dall’introduzione del bancomat?

Conclusioni

Dai dati raccolti ed illustrati in questo articolo sembra che:

  • il numero delle filiali bancarie negli Stati Uniti sia cresciuto in maniera organica a partire dagli anni sessanta fino al primo decennio del XXI secolo con un tasso medio di crescita che è passato dal 7,5% del decennio 1961-1970 al 2,5% del decennio 2001-2010;
  • dal 2011 il numero di filiali bancarie negli Stati Uniti risulta in flessione (vari analisti stimano che questa flessione sia destinata a durare nei prossimi anni);
  • l’introduzione del bancomat nel 1970 non ha impattato positivamente sulla crescita del numero di filiali;
  • il numero complessivo di “teller” (che, ribadisco a scanso di equivoci, non rappresenta il numero di “teller” per filiale) è aumentato negli anni 70 proporzionalmente al numero di filiali bancarie;
  • dal 2007 il numero di “teller” è in forte flessione (come per le filiali bancarie anche per i “teller” si stima che questa flessione sia destinata a durare nei prossimi anni);

Alcune possibili interpretazioni:

  • il bancomat era stato pensato non tanto per sostituire il “teller” durante l’orario di lavoro, ma per ampliare la possibilità di prelevare al di fuori dell’orario di apertura delle banche;
  • le banche, nonostante il numero di istituti sia calato per le varie operazioni di consolidamento, hanno proseguito ad espandere la propria presenza territoriale fino al 2010 per essere più vicine ai potenziali clienti e poter beneficiare dell’aumento demografico e dell’incremento del reddito nazionale lordo pro capite;
  • la liberazione degli ATM avvenuta negli anni 90, con l’introduzione degli IAD (Independent ATM Deployers) probabilmente ha determinato un rallentamento nella crescita del numero di filiali;
  • la flessione del tasso di crescita del numero di “teller” tra il 1980 ed il 2007, probabilmente è dovuto all’informatizzazione interna;
  • la riduzione del numero di “teller” e di filiali bancarie nel secondo decennio del XXI secolo è dovuta alla possibilità per i clienti di operare via computer e smartphone senza doversi recare necessariamente in banca.

Il bancomat rappresentava un’automazione parziale, la possibilità di fare tutto (o quasi) online via smartphone o computer rappresenta un’automazione completamente sostitutiva.

Se i dati che ho presentato in questo articolo non sono smentiti da altri dati non a mia conoscenza, la concatenazione logica proposta da Bessen non rappresenta altro che una bufala pseudoscientifica, priva di qualsiasi supporto e riscontro fattuale.

Spiace che accademici come Autor, di cui apprezzo molte riflessioni ed idee (quali quelle sulla polarizzazione occupazionale), l’abbiano ripresa, fatta propria e diffusa a livello planetario: il suo TED talk è stato visualizzato 1.250.000 volte. Un numero impressionante di persone che potrebbe aver pensato “… se lo dice Autor allora è proprio così”. Ma noi sappiamo che non è vero.

Sostenere le proprie riflessioni ed intuizioni con argomentazioni logiche è più che legittimo (ad esempio: come posso affermare che l’automazione ridurrà i posti di lavoro se non riesco ad immaginare quali lavori nuovi potranno essere creati in futuro?).

Sostenere le proprie riflessioni ed opinioni avvalendosi di esempi inconsistenti basati su dati falsi e/o distorti, non è accettabile.