Ha senso parlare di densità della complessità? Se sì, cosa la fa aumentare o diminuire? Come possiamo agire per ridurla? È più appropriato parlare di gestire la complessità o gestire nella complessità? Non è facile rispondere a queste domande. Questo articolo è un primo contributo sul tema.

Sin dai tempi dell’Università, sono rimasto affascinato dal concetto di densità applicato all’infinito.

Questo concetto può risultare difficile da comprendere ed immaginare: un infinito, in quanto infinito, dovrebbe essere infinito e basta. Invece un infinito possiede un’ulteriore caratteristica, quella della densità che fa sì che esistano infiniti più o meno densi. Per chiarire di che cosa parlo è sufficiente un esempio.

L’insieme dei numeri naturali (0, 1, 2, 3, 4, etc.) è infinito. L’insieme dei numeri interi (0, 1, -1, 2, -2, 3, -3, etc.) è infinito. Entrambi sono infiniti, ma il primo, come è facilmente intuibile, è un infinito meno denso del secondo.[1]

Mi chiedo se, riferendomi alla complessità del contesto in cui operano le organizzazioni, possiamo introdurre un analogo concetto di densità: la densità della complessità.

Se sì, come possiamo caratterizzare tale densità?

Una prima difficoltà che incontriamo è che non esiste una definizione standard, univoca ed universalmente riconosciuta di complessità. Per avere un riferimento, richiamiamo la definizione data dalla Treccani: “Complessità è la caratteristica di un sistema (perciò detto complesso), concepito come un aggregato organico e strutturato di parti tra loro interagenti, in base alla quale il comportamento globale del sistema non è immediatamente riconducibile a quello dei singoli costituenti, dipendendo dal modo in cui essi interagiscono.”

Quindi possiamo considera il contesto in cui opera un’organizzazione come un sistema complesso cioè un sistema composto da una grande quantità di componenti (anche eterogenei) che interagiscono tra loro in forme diverse (principalmente non lineari). Il comportamento emergente di tale sistema non è dato dalla somma dei comportamenti dei componenti costitutivi, ma dipende fortemente dalle loro interazioni ed è difficilmente comprensibile e prevedibile. Il sistema inoltre è adattativo nel senso che è in grado di elaborare informazioni, di costruire modelli, di apprendere ed evolvere.

Le variabili in gioco sono molteplici, dinamiche ed indefinite. Tra queste possiamo citare:

  • I componenti, in numero indefinito, alcuni chiaramente identificabili, altri molto meno
  • Le molteplici interazioni tra questi componenti, che possono avvenire in forme diverse
  • L’influenza che tali componenti e le loro interazioni hanno sugli altri componenti del sistema e l’impatto che hanno sul comportamento emergente del sistema complessivo
  • Il tempo, indefinito, necessario affinché questi impatti si manifestino
  • L’incertezza e la volatilità che permeano l’intero sistema

È un contesto che evolve in maniera probabilistica, non deterministica. È un contesto che deve essere affrontato con una visione sistemica, non con un approccio analitico.

In tali condizioni di indeterminazione ed incertezza, ha senso parlare di densità? Ovviamente non siamo in grado di dire se la complessità di un sistema, rispetto a quella di un altro sistema è più o meno densa. Però possiamo cogliere se la densità della complessità del contesto in cui operiamo aumenta o diminuisce.

Facciamo un esempio. Un’azienda manifatturiera che esporta in tutta Europa desidera entrare nel mercato asiatico, e rafforzare nel tempo la propria presenza. Per il responsabile commerciale estero, si tratta di affrontare una situazione alquanto complessa, anche in presenza di una chiara e condivisa strategia aziendale. Ovviamente non possiamo valutare quanto è densa la complessità di questa situazione.
Supponiamo ora che la strategia non sia così chiara e condivisa, per grandi divergenze e conflittualità tra il direttore commerciale ed il direttore generale e per un atteggiamento ondivago dell’amministratore delegato. Possiamo dire che la densità della complessità ora è maggiore? Per me sì: sono state introdotte ulteriori variabili ed ulteriori incertezze che hanno reso la complessità del contesto più densa rispetto a quella della situazione precedente, per il responsabile vendite estero.

Possiamo affermare che la densità della complessità del contesto in cui operiamo può essere ridotta o aumentata in base al comportamento nostro, come individui, e dell’intera organizzazione come sottosistema del sistema contesto. Quindi non tutta la complessità del contesto in cui un’organizzazione opera è ineludibile. C’è una complessità che possiamo definire intrinseca ed incomprimibile, ma anche una parte sulla quale possiamo e dobbiamo agire. Se, seguendo una suggestione di Elio Borgonovi, ha più senso riflettere su come gestire nella complessità piuttosto che su come gestire la complessità, allora possiamo affermare che ridurre la densità della complessità e gestire nella complessità sono due competenze intimamente connesse che dovrebbero entrare a far parte del bagaglio esperienziale di ciascun manager.

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[1] Per evitare qualsiasi confusione, la densità di cui parlo è un attributo dell’infinito, non dell’insieme. Entrambi gli insiemi dei numeri naturali e dei numeri interi sono insiemi discreti e non insiemi densi. L’insieme dei numeri reali è un insieme denso.

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