Una possibile traduzione di “disruptive innovation” è “innovazione dirompente” ma generalmente si usa anche in italiano il termine inglese.

Il concetto di “disruptive technology” e poi di “disruptive  innovation” è stato introdotto per la prima volta da un articolo di Christensen ed altri, pubblicato su Harvard Business Review, nel 1995. Come hanno ribadito nel 2015, secondo gli autori questo concetto si riferisce ad un ambito limitato rispetto all’estensione attuata nel tempo da altri autori, ricercatori, consulenti.

Secondo gli autori “”disruption” descrive un processo per cui un’impresa più piccola e con meno risorse è in grado di sfidare con successo le imprese dominanti un certo settore. Le imprese dominanti nel concentrarsi su come migliorare i propri prodotti e servizi per i clienti più esigenti (e di solito più redditizi), eccedono le esigenze di alcuni segmenti e ignorano i bisogni degli altri. I nuovi entranti, con intenti “disruptive”, iniziano a soddisfare con successo quei segmenti trascurati e si ritagliano una posizione fornendo le funzionalità richieste dai segmenti ignorati dai dominanti, spesso a un prezzo inferiore. Le imprese dominanti, a caccia di una maggiore redditività nei segmenti più esigenti, non rispondono in maniera adeguata a questo attacco. I nuovi entranti quindi evolvono per soddisfare segmenti più elevati del mercato, offrendo le prestazioni che i clienti principali delle imprese dominanti richiedono, pur mantenendo i vantaggi che hanno determinato il loro primo successo. Quando i clienti tradizionali iniziano ad abbandonare le imprese dominanti per adottare in volumi le soluzioni offerte dai nuovi entranti, avviene la “disruption”.

Secondo gli autori si può parlare di “disruptive innovation” solo quando questa ha origine nelle fasce più basse, trascurate e meno profittevoli di un determinato mercato (low-end footholds), oppure quando si crea dal basso un nuovo mercato, facendo diventare consumatori coloro che non avrebbero potuto permetterselo nel mercato dominante,  in grado di assorbire successivamente quello dominante (new-market footholds). Costi bassi e prestazioni altrettanto basse caratterizzano i prodotti ed i servizi inizialmente offerti per entrare nel mercato.

Nel tempo il termine “disruptive” è stato esteso a qualsiasi situazione nella quale un settore è stato sconvolto, o addirittura, è stato distrutto,  e i concorrenti dominanti il mercato tradizionale hanno dovuto soccombere.

Anche se i creatori non sono d’accordo con questa estensione del loro concetto, penso che l’uso “esteso” che se ne fa attualmente sia appropriato: qualcosa è “disruptive” quando modifica velocemente (in tempi ridotti) e radicalmente (con un grande impatto) un mercato o le modalità con cui operare in un mercato, quando le aziende dominanti, che non colgono la minaccia, soccombono o quando intere aree di business scompaiono.